Le differenze tra una startup tradizionale e una creata in uno startup studio che mi hanno fatto apprezzare i vantaggi del venture building

La prima volta che ho sentito il termine “startup studio” credo di aver pensato a qualcosa a metà tra un co-working e un incubatore o un acceleratore. Insomma uno “studio” (in senso fisico) messo a disposizione di nuove startup, offrendo magari servizi (da una macchinetta del caffè a una consulenza di marketing) a giovani imprenditori alle prime armi. Se ti stai avvicinando al mondo degli startup studio per la prima volta, è probabile che anche tu abbia pensato a qualcosa del genere.

In realtà, non c’è niente di più sbagliato. In questo post, ripercorrendo alcuni dei pensieri e dei dubbi che ho avuto quando mi sono avvicinato al modello startup studio per la prima volta, spero di aiutarti a schiarirti le idee.

Anzitutto, cos’è uno startup studio?

Assodato che non si tratta di un coworking, né di un incubatore, né tanto meno di un acceleratore, per sgomberare il campo da ogni equivoco fornisco subito una definizione, la stessa che è stata data a me quando mi hanno parlato dello startup studio per la prima volta:

Lo Startup Studio (detto anche “venture builder” o “company builder”) è un generatore seriale di startup: un’azienda che fonda e costruisce nuove aziende in serie.

Mi è stato poi spiegato, da un promotore dell’idea, che il modello Startup Studio si basa sull’idea di “parallel entrepreneurship”: lo studio fa da “serial founder”, ovvero fonda più startup “in successione” e le avvia alla crescita “in parallelo”. Insomma, è una “fabbrica” di startup.

Grazie a questa spiegazione mi ero fatto una prima idea, corretta anche se forse un po’ approssimativa: lo startup studio deve essere una specie di “contenitore” che “sforna” startup multiple, a cui si lavora almeno in parte in parallelo, sebbene si lancino una alla volta. 

Fin qui avevo seguito il discorso abbastanza bene, anche se qualche domanda cominciava già a balenarmi nella testa: Ma le varie startup non sono fatte da vari founder? In che senso il founder è lo studio?

Mi fu poi spiegato che questo modello nasce per accorciare i tempi di creazione e lancio di una startup, aumentare la “qualità” della startup prodotta e ridurre il rischio che fallisca.

E a questo punto ricordo di aver avuto più d'una perplessità: è davvero possibile non solo creare più startup in meno tempo, ma addirittura “farle meglio”? E cosa vuol dire aumentare la qualità di una startup? Perché una startup nata in uno startup studio potrebbe avere più chance di successo? 

Se da un lato l’idea che creando più startup in serie si potessero ottenere delle efficienze mi sembrava intuitiva, dall’altro ciò non bastava a spiegare perché la startup fondata potesse avere un rischio di fallimento, anche marginalmente, più basso. Dopotutto, una startup è una startup… giusto?

Forse no.

Ci sono startup e startup...

Nonostante mi avessero mostrato dei dati secondo cui le startup gemmate in uno startup studio hanno rendimenti più alti e raggiungano round di finanziamento in meno tempo (si veda ad esempio il white paper di GSSN), una parte di me rimaneva poco convinta.

Sarà che la maggior parte della mia carriera si è svolta in ambito corporate dove vige una regola ferrea che ammette rarissime eccezioni: per fare una cosa meglio occorre più tempo. Qualcosa dunque non mi tornava.

Credo di aver cominciato a capire davvero i vantaggi del modello startup studio quando ho smesso per un attimo di pensare alla visione d’insieme (all’intero “portfolio” dello studio) e mi sono concentrato invece sulla singola startup. Ho provato cioè a capire come si differenzia il percorso di una “startup tradizionale” (cioè nata come nasce una qualunque startup: con un founder che ha un’idea e ne fa un’impresa…) da quello di una startup gemmata in uno studio, e lì ho trovato la mia chiave di volta. 

Anzitutto (e mi scuso se è banale) c’è da dire che l’etichetta di “startup tradizionale” copre una categoria enorme e variegata, che va da Airbnb a quella volta che un mio amico e due suoi ex compagni di scuola crearono un’app che avrebbe rivoluzionato il panorama dei social media, e - ahimè - gettarono la spugna nel giro di un anno: una genesi per molti aspetti simile con un epilogo tremendamente diverso. 

Insomma, ci sono startup e startup. Ma il punto è proprio quello: per ogni startup di successo ci sono tante startup che falliscono, alcune perché non hanno trovato le condizioni giuste per potersi sviluppare, altre perché semplicemente non potevano funzionare. 

All’incertezza insita nel concetto stesso di startup (incertezza relativa all’idea, al modello di business, al problem/solution fit, al prodotto e alla sua commercializzazione...) si aggiungono difficoltà ulteriori e contingenti (difficoltà a trovare capitali, risorse, competenze, esperienza, contatti…), ed è spesso difficile stabilire a posteriori quale sia stata la causa del mancato successo di una nuova impresa.

La startup gemmata in uno startup studio, ovviamente, non ha alcuna garanzia di successo, ma nasce in un ambiente studiato per offrire alla nuova impresa condizioni migliori e più controllate in cui svilupparsi.

La genesi della startup, l’ambiente “controllato” in cui la startup viene generata e il processo di creazione caratterizzano il modello startup studio e ne spiegano i vantaggi. E quando finalmente sono riuscito a vederla così ho cominciato a capire il senso di questo modello di venture building.

Di seguito, ho provato a riassumere nove differenze, a mio avviso fondamentali.

Nove differenze tra una startup tradizionale e una creata in uno startup studio

Ecco alcuni degli attributi che differenziano il percorso iniziale di una startup nata in maniera tradizionale da una creata in uno startup studio:

1. Validazione dell’idea di business

  • Startup tradizionale: La genesi dell’idea di business può seguire mille percorsi e la validità dell’idea stessa dipende dalla creatività del founder e soprattutto dalla sua capacità di  validarla. La soggettività del founder, che nella maggior parte dei casi è proprio la persona che ha partorito l’idea, può essere d’ostacolo a una valutazione obiettiva. 
  • Startup studio: Vige un processo di “selezione naturale” dell’idea: partendo da un’ampia selezione di idee di business, vengono scelte solo quelle che si dimostrano più promettenti sulla base di una validazione oggettiva e collettiva. In virtù delle maggiori risorse a disposizione e dell’approccio seguito, lo Startup Studio è in grado di raccogliere, analizzare, confrontare e validare molte più idee di business (e a farlo con più obiettività) rispetto al founder tradizionale “medio”.

2. È l’idea a trovare il suo founder

  • Startup tradizionale: il founder è di solito la persona che ha avuto l’idea di business. Affinché la startup abbia successo c’è bisogno non solo che l’idea sia valida, ma anche (e soprattutto) che sia stata partorita da un founder, o un team di founder, con le capacità e l’esperienza necessarie a portarla avanti. 
  • Startup Studio: per prima cosa viene individuata l’idea. Solo dopo che l’idea è stata “validata” internamente allo studio, viene selezionato un co-founder che abbia l’esperienza e le capacità più adatte a portare avanti il progetto e a fare da CEO della startup. 

3. Roadmap “lean” (selezione, validazione e iterazione)

  • Startup tradizionale: L’approccio ritenuto più promettente per la startup tradizionale è il metodo “lean startup” basato su cicli iterativi mirati a generare “learnings”,  pivotare su soluzioni diverse o, se le cose non funzionano, “staccare la spina”. Nel caso della startup tradizionale interrompere il progetto vuol dire chiudere la startup definitivamente e ammettere la sconfitta. È una scelta non facile da prendere e molte startup tradizionali finiscono perciò con l’iterare soluzioni a oltranza, sperando di poter giungere al successo nonostante l’evidenza suggerisca il contrario.
  • Startup studio: Lo startup studio adotta sia per scelta che per necessità una roadmap fatta di milestone prevedibili (gestire varie startup in contemporanea non sarebbe possibile altrimenti) e di “stage gates”, momenti della verità in cui si decide se portare o meno un’iniziativa alla fase successiva. Lo startup studio quindi procede per selezione, validazione e iterazione rifacendosi alla filosofia lean startup. A differenza della startup tradizionale, la metodologia lean viene applicata non solo sulla singola startup ma su tutto il portfolio: se una startup non ottiene i riscontri necessari nei tempi prestabiliti si può pivotare o si può interrompere il progetto riassegnando, senza drammi, team e risorse a un’altra startup. 

4. Esperienza e capitale umano

  • Startup tradizionale: Il livello di esperienza interno alla startup tradizionale dipende molto dal cv del founder e dalla sua capacità di assemblare un team di qualità fin dall’inizio, oltre che dalle risorse finanziarie disponibili.
  • Startup Studio: Lo startup studio è formato da professionisti, imprenditori ed ex founder di successo (se sei curioso di scoprire il team di Startup Bakery lo trovi qui). Nelle prime fasi dello sviluppo della startup, il team dello studio è di fatto il team della startup ed è quindi in grado di evitare gli errori tipici di un "nuovo" founder nonché di identificare e impiegare le best practice più appropriate. Oltretutto, l’esperienza del team aumenta nel tempo con l’aumentare del numero di startup “sfornate” dallo studio. 

5. Risorse e capitale finanziario

  • Startup tradizionale: Prima di arrivare a un round di finanziamento, difficilmente la startup media ha accesso a capitali significativi. Di conseguenza lo sviluppo iniziale della startup e la capacità di testare, validare e migliorare l’idea e la soluzione che offre sono in genere piuttosto limitati o procedono a rilento.
  • Startup Studio: Lo startup studio mette a disposizione della startup le proprie risorse dall’inizio e, anzi, la validazione dell’idea avviene prima ancora che la startup venga costituita. Le risorse dello studio offrono alla nuova startup l’ambiente ideale in cui svilupparsi e ciò consente un notevole accorciamento dei tempi.

6. Processi ripetibili, servizi e capitale intellettuale

  • Startup tradizionale: Ad eccezione dei casi di founder “seriali”, il ciclo di vita di una startup è essenzialmente un progetto unico, che ha un inizio e una fine, ma non si ripete. Molte delle attività necessarie alla creazione e gestione di un’impresa (come la costituzione legale della società, la creazione del brand, lo sviluppo del tech stack, la creazione di contratti, l’adempimento di vari obblighi legali e amministrativi…) vengono per lo più apprese in corso d’opera, da chi sta imparando a fare l’imprenditore per la prima volta. Di conseguenza, queste attività vengono svolte spesso con tempi, modi e costi non ottimali. La creazione di processi e la loro ottimizzazione avviene sul prodotto della startup ma non sulla startup stessa. Anzi, molto tempo, risorse ed energie vengono spesi in attività gestionali e amministrative che, seppur essenziali, non hanno nulla a che fare con lo sviluppo del prodotto.
  • Startup Studio: L’attività dello startup studio è caratterizzata invece dalla standardizzazione dei processi intorno a una “ricetta” in fasi successive, e alla creazione di una serie di servizi dedicati. Ogni attività ripetibile da una startup all’altra viene “ingegnerizzata” e ottimizzata. Startup Bakery ad esempio ha formalizzato il suo approccio di sviluppo di una startup in una business recipe in quattro fasi, predisponendo una serie di servizi dedicati per fornire alle startup il supporto necessario in ogni fase. In virtù del capitale intellettuale e umano interno, lo startup studio può creare efficienze significative: vengono azzerati o ridotti i tempi di apprendimento e svolgimento di molti task e il team può dedicare molto più tempo ed energie allo sviluppo del prodotto. 

7. Assenza di bias

  • Startup tradizionale: Un founder tradizionale è spesso “innamorato” della propria idea e, più o meno inconsapevolmente, motivato a spingerla ad ogni costo, magari finendo per impiegare tempo e risorse inseguendo inutilmente un’idea che semplicemente non funziona come si vorrebbe.
  • Startup Studio: La collegialità dello startup studio, la presenza di una governance e l’attività stessa di gestione di un portafoglio di startup tende a eliminare, o almeno riduce fortemente, il bias individuale. Se un’idea non va, lo Startup Studio ha l’interesse a dirottare risorse su altre idee e altre startup all’interno del proprio piano di investimenti.

8. Sinergie ed economie di scala

  • Startup tradizionale: Su una singola startup è abbastanza ovvio che non ci siano sinergie o economie di scala.
  • Startup Studio: Lo startup studio riesce a creare sinergie ed economie di scala su vari fronti, dalle licenze software agli spazi per gli uffici fino alla negoziazione di servizi presso società terze e professionisti esterni allo studio. 

9. Network di talenti, imprenditori, investitori e aziende

  • Startup tradizionale: Il network di una startup è essenzialmente il network dei suoi founder e del team.
  • Startup Studio: Lo startup studio lavora attivamente e continuamente per diventare parte integrante della comunità imprenditoriale, intessendo rapporti a livello locale, nazionale e internazionale. Oltre a creare una continua pipeline di talento, col tempo gli startup studio diventano un punto di riferimento per imprenditori, investitori ed aziende partner.

A volte, per fare le cose meglio, può volerci meno tempo

Alla luce di queste differenze, quella regola ferrea di cui parlavo prima va un po’ rivista: per fare le cose meglio serve più tempo... a parità di risorse, competenze ed esperienza. 

Il capitale finanziario, umano e intellettuale della startup “tradizionale” è di difficile quantificazione: sicuramente alcune startup vantano risorse ingenti, sono sostenute da investitori visionari, possono contare su team incredibilmente esperti e hanno da subito una metodologia chiara; nella maggior parte dei casi però non è così e tutto va costruito da zero.

Lo startup studio invece ha già una base su cui andare a costruire la startup. Questa combinazione di capitale umano, finanziario e intellettuale è un fattore differenziante ed è il motivo per cui lo startup studio è senz’altro un modello su cui scommettere.